POTERI FORTI IN CAMPO CONTRO RENZI

Il primo avvertimento al presidente del Consiglio Matteo Renzi lo ha mandato qualche settimana fa l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, con un’intervista sul quotidiano la Repubblica:  un invito chiaro e diretto, anche se in termini istituzionalmente corretti, ad evitare lo scontro con la Germania di Angela Merkel. Poi è arrivato un minaccioso editoriale del Financial Time che ha descritto un Renzi in serie difficoltà se non sul viale del tramonto. Quindi è toccato al senatore a vita Mario Monti, che nell’aula di palazzo Madama ha platealmente “sgridato” Renzi come un discolo, uno scolaretto che non rispetta la maestra, anzi la preside Merkel, alla quale l’ex presidente del Consiglio non perde occasione per mostrarsi devoto.

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CHE FINE HA FATTO LA POLITICA?

stefano-parisiDavvero singolare la situazione che è venuta a crearsi a Milano in vista delle prossime elezioni amministrative. In campo sono rimasti, per ora, tre candidati sindaco: Giuseppe Sala per il centrosinistra, Stefano Parisi (nella foto) per il centrodestra, Corrado Passera per sé stesso con una formazione politica di sua personale creazione, Italia Unica.

Il fatto davvero singolare, però, è che si tratta, com’è ormai risaputo, di tre manager, nessun politico di professione. Perciò la domanda è: che fine ha fatto la politica? Continua a leggere

PERCHE’ LA GENTE NON VA A VOTARE

C’era un tempo – in particolare durante quella che abbiamo chiamato la Prima Repubblica – in cui il giorno dopo le elezioni ciascuno dei molti (troppi) partiti sosteneva di aver vinto o quanto meno di non aver perso. Qualcosa è cambiato: oggi, dopo le elezioni regionali in Calabria e Emilia Romagna, qualcuno ammette la sconfitta ma tutti indistintamente denunciano – drammatizzando chi più chi meno – il fortissimo calo della partecipazione al voto. E tutti indicano motivazioni politiche di questo assenteismo elettorale: chi la politica del governo, chi quella dell’opposizione, chi la crisi economica, chi di tutto questo un po’.

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LA PRIMA TRATTATIVA STATO-MAFIA

Un contatto o una relazione, insomma una trattativa fra lo Stato (o meglio, una sua struttura) e un’organizzazione criminale, ad esempio la mafia, non sempre è una situazione esecrabile. So che, ad esempio, i magistrati palermitani che hanno allestito il famosissimo processo sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia” (alla quale io non credo) la pensano diversamente, come molti giornalisti loro supporter. Ma la storia che racconto nel mio ultimo libro, “LA PRIMA TRATTATIVA STATO-MAFIA. Lucky Luciano e gli Stati Uniti 1942-1946”, dimostra che le cose non sempre stanno necessariamente così. Continua a leggere

LA SCALA COME POMPEI

 

I lavoratori della Scala sono dei privilegiati, perché fanno uno splendido lavoro nel teatro più bello e famoso del mondo. E lo sanno. Ma c’è un equivoco: pensano che essere privilegiati comporti il diritto a ulteriori privilegi, sancendo una “diversità” quasi etnica. E invece è esattamente il contrario: dovrebbero essere loro disposti a sacrifici e sforzi compensativi, per pagare il privilegio di cui godono. Dovrebbero, ad esempio, perfino accettare remunerazioni inferiori a quelle di altri lavoratori dello spettacolo in cambio del privilegio – appunto – di lavorare nel più bello e famoso teatro del pianeta. Continua a leggere

MALPENSA ZONA FRANCA PER SALVARE L’OCCUPAZIONE

Quanti da anni si affannano, fino ad ora inutilmente, in sempre più fantasiosi tentativi di “salvare l’Alitalia” devono dirci una buona volta se per loro i lavoratori “romani” della compagnia, dello scalo di Fiumicino e del relativo indotto valgono meno di quelli lombardi della Sea, di Malpensa e dell’indotto. Già una volta, quando, nel 2008, abbandonò lo scalo varesino per concentrarsi su quello laziale, mettendo così per strada diverse centinaia di lavoratori lombardi, la ex compagnia di bandiera, oggi italo-araba, dimostrò di tenere di più ai primi. Ora ci risiamo. Continua a leggere

LA VITTORIA DI RENZI PREOCCUPA PISAPIA

“È stato un premio anche al modo in cui stiamo governando la città”. Con azzardate espressioni di questo tipo e grazie ad una notevole dose di disinvoltura, il sindaco Giuliano Pisapia ha voluto accreditarsi il successo del Pd a Milano. Poi si è ricordato che il suo partito in realtà è il vendoliano Sel, confluito nella Lista Tsipras, e quindi si è affrettato a rendere omaggio anche alla sinistra cachemir e sirtaki. Ma il Pd ricorda benissimo la provenienza politica di Pisapia e il modo in cui è stato scelto a sinistra come candidato sindaco di Milano, perciò soprattutto il Pd renziano non sembra affatto disposto a condividere questa generosa ripartizione dei meriti. Continua a leggere

NON TRATTATE L’ECONOMIA COME SE FOSSE UNA SCENZA ESATTA

“La mancata crescita prende in contropiede gli economisti”, era il titolo di un articolo del bravo Dario Di Vico sul Corriere della Sera di venerdì 16 maggio. Un articolo a corredo della notizia – ampiamente trattata sul quotidiano di via Solferino – del deludente e inatteso ritorno del segno meno davanti alla variazione del prodotto interno lordo, il famoso Pil. Siccome non è la prima volta, già da qualche anno, anzi è fin troppo frequente che gli economisti vengano “presi in contropiede”, forse è il caso che si pongano qualche impietosa domanda sulla loro funzione Continua a leggere

TRISTE STORIA DI AMORE, MALDIVE E FISCO

Vi racconto una storia. C’era una volta Mario Rossi, bravo e stimato lavoratore dipendente cinquantenne, sposato da quasi 25 anni con Maria, casalinga. Lui guadagnava 2100 euro netti al mese, ma da anni ogni mese metteva segretamente da parte 50 euro perché aveva progettato di festeggiare i 25 anni di matrimonio regalando alla sua amata Maria una vacanza costosa ma che lei sognava da tempo, un viaggio alle Maldive. Finalmente quel giorno arrivò, lui aveva accantonato quanto bastava per regalare a sua moglie quella vacanza di sogno, per la quale non badò a spese. Se ne andarono così i 5.500 euro che aveva risparmiato. Ma non aveva fatto i conti col Fisco.

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ETIHAD SALVA (FORSE) ALITALIA? ECCO A SPESE DI CHI

Alitalia o Sea? Fiumicino o Malpensa? Non ci sono dubbi, è ripetutamente provato che per governo e sindacati la sopravvivenza, i problemi di occupazione di un carrozzone (privato) romano contano più della sopravvivenza e dei problemi di occupazione di una società (pubblica) lombarda, la cui maggioranza è del Comune di Milano, cioè dei milanesi. Era chiaro fin da quando il salvataggio (provvisorio) della ormai di fatto fallita Alitalia avvenne con il sacrificio di Malpensa a favore di Fiumicino, scalo gestito da Adr, società privata anch’essa e controllata dalla famiglia Benetton. Fu il famoso dehubbing dello scalo varesino, una mazzata a cui né il governo né i sindacati si opposero. E non si oppose neppure la Lega che oggi fa la voce grossa. Continua a leggere